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Volo Libero

EVENTO VALSESIAEXTREMEOUTDOORGAMES

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L’evento “Valsesia estreme Outdoor Games” relativamente al VOLO LIBERO nei paesi di Rassa e Campertogno. 

Con decollo dall’alpe Meggiana e atterraggio alle Quare.

 

Durante il volo, i piloti potranno sorvolare il paese di Rassa e la famosa parete calva  (dove Fra Dolcino si rifugio alla fine dell’estate del 1305).

La peculiarità del luogo, permette di decollare e  volare in quasi tutta la giornata a partire dalle 10 del mattino fino a sera prima dell’imbrunire.

Per raggiungere il luogo del decollo i piloti dovranno percorre a piedi, zaino in spalle circa 30 minuti di sentiero, tornando per un attimo All’origine del volo con il parapendio dove la camminata per l’avvicinamento era parte integrante del volo.

Nel periodo di maggio se il tempo sarà clemente ci sarà la possibilità di termicare sopra Rassa e la parete calva e anche senza fare quote elevate si potrà volare anche per più di un’ora girovagando e gustandosi il panorama offerto da questo angolo di Valsesia meravigliosa. Tutto il pubblico presente alla manifestazione potrà da Rassa vedere le evoluzioni in volo dei vari piloti locali e non, che riempiranno un angolo di cielo di diversi e variopinti colori. Per chi invece vorrà gustare da più vicino l’arrivo dei piloti potrà presenziare in atterraggio alle Quare  dove con ogni probabilità tutti cercheranno di fare del loro meglio per atterrare il più vicino possibile al centro dello stesso.

 

All’atterraggio ci sarà la possibilità per il pubblico presente informarsi su tutto quello che concerne il volo e anche volendo prenotare un volo in biposto o semplicemente fare conoscenza con quei personaggi che magari a volte vedete in volo sopra di voi e non sapete chi sono.

Alcune foto del decollo e del panorama visto in volo 

 

 

Se invece vorrete informazioni prima o dopo la manifestazione potrete contattarci tramite e-mail   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o al numero 347/4516110 Daniele  e al numero 320/8433724 Guido Tacchino istruttore nazionale di parapendio. Oppure visitando il sito ufficiale del club http://www.valsesiaparapendio.blogspot.com

 

  

 

PARAPENDIO E DELTAPLANO

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Ci sono varie storie e tradizioni che attribuiscono la nascita del parapendio a diverse nazioni.
Quella più comunemente accettata racconta che, nel 1978, tre paracadutisti francesi Jean Claude Bètemps, Gèrard Bosson e Andrè Bohn, allo scopo di ridurre i costi, iniziarono i primi voli dal monte Pertuiset sopra Miuessy con le loro ali da lancio tipo Parafoil e Strato Cloud.
In seguito questa pratica si sviluppò ed iniziò a guadagnare adepti, data la relativa semplicità e bellezza del volo in montagna.
A questo punto l'evoluzione del parapendio prese la propria strada discostandosi sempre piu' da quella del paracadute da lancio.
Decollando da un prato la vela del parapendio doveva facilmente gonfiarsi a basse velocità e, una volta in volo, occorreva migliorarne il tasso di caduta e l'efficienza.
Il tessuto nei paracadute da lancio, elastico e poroso, e i cavi tubolari, che ben resistevano allo shock di apertura in caduta libera, si rivelavano non solo inutili, ma controproducenti per le nuove esigenze.
Per ovviare a questo problema lo svizzero Laurent de Kalbermatten progettò delle ali utilizzando un tessuto chiamato Spin e usato in nautica. Questo materiale, leggero, inestensibile e a porosità zero rappresentava il punto di svolta, insieme ai cordini in fibra aramidica, per raggiungere prestazioni impensabili fino a qualche anno prima.
Le prestazioni dei mezzi passavano dall'efficienza di 2-3 punti dei paracadute da lancio ai 5-6 punti dei parapendio dei primi anni novanta.
Poi, di anno in anno, la ricerca aerodinamica sui profili, l'eliminazione delle resistenze parassite e il paziente lavoro di collaudo hanno portato a raggiungere sempre migliori prestazioni e sicurezza, prima sulle vele da gara e poi sui mezzi destinati al grande pubblico.
Dalle gare di permanenza in volo degli anni ottanta si è passati a quelle di distanza e velocità su percorsi sempre più vari ed impegnativi.
I mezzi attuali stanno raggiungendo prestazioni tali per cui il termine di derivazione francese, "Parapendio" incomincia forse ad essere non più adeguato; infatti, al di là delle prestazioni esasperate dei record, come gli oltre 300 chilometri di distanza volati in linea retta in Sud Africa e i più di 4000 metri di guadagno di quota, resta tutta una sfera di possibilità di volo e divertimento aperta a chiunque che, portata la propria sacca su un qualsiasi decollo, desideri semplicemente volare.

Storia del Deltaplano

 

Il deltaplano è una specialità del volo libero senza motore e prende il nome dalla forma a delta dell'attrezzo.

E' sport individuale, non olimpico e viene praticato generalmente sui rilievi montani e collinari prospicenti il mare, ma anche, seppure più raramente, nelle grandi pianure, sfruttando le principali tecniche di decollo al traino di un delta motorizzato, di un ultra-leggero o di un verricello fisso.

La pratica del deltaplano consente all'uomo di librarsi in aria senza l'ausilio di un motore.

La particolare forma del profilo genera forze aerodinamiche in grado di sostenere un peso, di planare (da qui la denominazione di deltaplano, o glider in inglese, dal verbo to glide, planare ).

Decollati da un pendio che presenti un'inclinazione ed un'esposizione ottimali al vento, si percorre la distanza che ci separa dal punto di atterraggio scendendo sempre rispetto all'aria.

Il rapporto esistente tra la distanza percorsa e la differenza fra la quota di partenza e quella di arrivo definisce l'efficienza del mezzo, in pratica il grado di rendimento. Attualmente i deltaplani permettono di percorrere parecchi chilometri, circa 14, con 1000 mt. di quota, l'alta maneggevolezza consente di sfruttare le condizioni di aria ascendente per salire rispetto al terreno. Si gareggia prevalentemente su percorsi stabiliti da percorrere e terminare nel minor tempo possibile.

 

I mezzi, per le diverse caratteristiche, vengono divisi in due categorie:

- la FAI 1, ala classica senza comandi a guida pendolare;

- la FAI 2, ala rigida con comandi ad azione aerodinamica,mezzo che sta tra un deltaplano e un aliante 

Il deltaplano è costituito da un'ala semi rigida a forma di delta greco con una struttura portante formata da quattro tubi in lega, che tendono una velatura di fibra sintetica. Il pilota, imbragato sotto l'ala e disposto in posizione orizzontale prona, controlla il mezzo mediante un trapezio.

Dispone di un paracadute d'emergenza, di casco e di alcuni strumenti, altimetro, variometro, anemometro.

 

STORIA DEL VOLO LIBERO

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Fanno ormai parte della storia del volo il desiderio dell'uomo di staccare i piedi da terra e le leggende che attorno a questo desiderio sono fiorite sin dalla notte dei tempi: dall'avventuroso volo di Dedalo ed Icaro fino a Koensu, alato dio egizio.

Fu probabilmente Leonardo Da Vinci (1452-1519) ad effettuare il primo tentativo di volo umano, riscontrando che le ali battenti non erano idonee allo scheletro e alla muscolatura dell'uomo.

Anni fa, nel 1974 quasi per gioco, diversi pionieri, così definiti benevolmente, ma in realtà considerati dei pazzi volanti dall'opinione pubblica, hanno iniziato con ammirevole spirito di avventura, o meglio incoscienza, a costruire degli strani oggetti che potendosi librare nell'aria andavano a dar seguito al sogno di Icaro che l'uomo comune aveva abbandonato da infinito tempo.

In un susseguirsi di evoluzioni tecniche, messe a disposizione dalla tecnologia del settore, rapidamente, dalle prime strutture artigianali, realizzate con materiali non menzionabili per rispetto al volo (polietilene, bambù, fili da stendere i panni chiusi con morsetti, graffette, tubi di alluminio, manici di scopa e bulloni di recupero), si è raggiunto un primo livello di apparecchi in cui almeno la parte strutturale andava a soddisfare i requisiti minimi di decenza esteriore, ovviamente però non di comportamenti aerodinamici, questi a lungo sono rimasti in uno stato di limbo.

 

Dopo la seconda guerra mondiale, l'ingegnere italoamericano Francis Melwin Rogallo brevettò l'ala flessibile biconica autostabile, detta appunto "Ala Rogallo".

Gli studi di Rogallo, tecnico dell'agenzia spaziale americana NASA, furono in prima istanza finalizzati alla realizzazione di un paracadute per l'atterraggio morbido di veicoli e satelliti di ritorno dai voli spaziali (Gemini e Apollo).

L'ala fu ampiamente sperimentata, ma non fu mai utilizzata pienamente per uso militare o spaziale ed alla fine abbandonata.

Riuscì ugualmente ad imporsi all'attenzione degli specialisti che sperimentavano il volo a vela e si può considerare la progenitrice delle attuali vele delta.

 

 

 

 L'inizio della pratica del deltaplano in Italia ed in Europa si deve ad Alfio Caronti.

Nel settembre del 1969 incontrò Bill Moyes a Copenaghen, durante i Campionati del mondo di sci nautico.

Moyes si esibiva a traino di un motoscafo, salendo in volo fino a 200 metri circa, sganciava e planava davanti alle tribune. Caronti era presente in qualità di preparatore atletico della squadra italiana di sci nautico.

All'epoca si faceva trainare da un motoscafo utilizzando un aquilone non planante detto "Pentagonale", disegnato dall'americano Ken Tibado.
Durante uno dei quotidiani spettacoli Moyes, atterrando male sulla spiaggia, si ruppe un braccio. Essendo compromessa la sua tournee in America, decise di vendere il suo aquilone a Caronti che l'acquistò per 430.000 lire con l'aiuto di Franco Carraro, allora presidente della Federazione sci nautico, oggi Membro del C.I.O.
Tornato in Italia, con il primo deltaplano mai approdato in Europa, ha fatto voli al traino con il fratello Ivan. Il 4 novembre 1971, dai Murelli sopra Moltrasio lago di Como, con decollo a 1.400 metri, ha effettuato il primo volo autolanciato mai fatto in Europa ed uno dei pochi al mondo per quella data.

 

Immagini volo libero

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