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Kayak

Programma Kayak

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L’evento “Valsesia estreme Outdoor Games” relativamente al kayak fluviale è caratterizzato da uno scenario naturale ed emotivamente coinvolgente nei paesi di Rassa e Campertogno. Le gare vedranno la presenza di canoisti italiani e stranieri di elevata caratura, atleti che hanno pagaiato sui cinque continenti e che partecipano alle più importanti gare di alto corso nel mondo.

Sarà strutturato su tre giornate che vedranno gli atleti fronteggiarsi in forma individuale e a squadre sulle acque del Fiume Sesia, del Torrente Gronda e del Torrente Sorba.

Sul fiume Sesia, nella giornata di venerdì, ci saranno le gare di slalom individuale e a squadre nel tratto di fiume che scorre all’interno del paese di Campertogno. La gara è a tempo.

La giornata di sabato sarà dedicata alla specialità “discesa” sul torrente Gronda che scorre incastonato nel paese di Rassa sotto meravigliosi ponti romanici. E’ prevista la specialità a squadre e individuale. La gara è a tempo.

L’ultimo giorno l’X-boater sul torrente Sorba. La gara è solamente individuale, gli atleti partiranno a batterie di 3 o 4 in linea e si cimenteranno nelle prime tre cascate di questo splendido torrente alpino. La gara è a eliminazione diretta.

Ogni specialità darà origine alla sua propria classifica, tutte e tre le specialità genereranno una unica classifica assoluta che determinerà il campione e la campionessa dei Valsesia eXtrem Outdoor Games sezione Kayak.

Le gare sono svolte su percorso fluviale e torrentizio, ambienti diversi fra loro per caratteristiche morfologiche e tecniche dal punto di vista canoistico. Sono tre specialità diverse: slalom, discesa, boarder cross. Lo scopo è quindi quello di evidenziare il territorio e le caratteristiche di completezza tecnica degli atleti, dando risalto allo spettacolo che questi grandi campioni sapranno regalarci in un ambiente che la Natura sembra aver creato per la pratica di questo sport.

Eddyline

 

 

Il Kayak

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Il kayak è una imbarcazione a sponde basse veloce e versatile molto adatta alla discesa di fiumi e torrenti con acque mosse. Sua caratteristica principale, che lo differenzia da ogni altro natante, è la copertura della parte superiore dove è presente un foro centrale abbastanza grande da permettere l’ingresso e la fuoriuscita del navigatore: canoista. La posizione del canoista è seduta e conduce il Kayak con una “pagaia” in maniera frontale alla direzione di avanzamento. La pagaia è formata da un asta chiamata “tubo o manico” con alle estremità due pale che hanno la concavità ruotata dai 30° ai 90° l’una rispetto all’altra. La scelta di queste angolazioni è molto soggettiva e varia da atleta ad atleta, e da specialità a specialità. La lunghezza della pagaia varia in funzione delle grandezze antropometriche dell’individuo, mentre le dimensioni della pala restano invariate. Possono essere in fibra (pale in nylon, kevlar/carbonio e tubo in grafite), completamente in carbonio oppure in legno.

Per quanto riguarda l’agonismo invece, essendo le gare a tempo si privilegia il fattore leggerezza anziché quello della robustezza: I materiali utilizzati sono, vetroresina, kevlar e carbonio. Anche per le pagaie vale il solito discorso e generalmente sono in carbonio.

Esistono due forme per praticare questo sport: agonismo e turismo.

Con la prima si intende tutto ciò che è competizione, gara sia a livello nazionale che internazionale organizzate e/o riconosciute dagli organi ufficiali quali le Federazioni nazionali, il Comitato Olimpico, ecc.. Le specialità attualmente riconosciute sono: Slalom, Maratona, Discesa, Canoa polo, Velocità. In Italia abbiamo due Federazioni: La FICK (Federazione Italiana Canoa Kayak) per l’agonismo e la FICT (Federazione Italiana Canoa Turistica) per il turismo di fiume, lago e mare. Entrambe hanno la formazione e gestione dei Tecnici Federali: Istruttori e Allenatori nella FICK, Guide Fluviali, Guide Marine e istruttori nella FICT.

Turismo è tutto ciò che non è gara, e cioè la parte puramente ludica di questo sport: scendere fiumi, attraversare laghi, navigare in mare. E’ il naturale proseguimento dello spirito con cui nacque la pratica del kayak in Inghilterra prima e sul continente Europeo successivamente. Il kayak ci permette di andare a contatto con paesaggi fluviali, marini e lacustri inimmaginabili, ci permette di vivere dentro la natura.

Il kayak, grazie alla sua grande versatilità, na volta apprese le nozioni tecniche necessarie alla sua conduzione lo possiamo praticare in qualsiasi luogo ricoperto di acqua, che sia quella tranquilla di un lago o di un mare, o mossa e agitata di un fiume o un mare in burrasca.

Generalmente i kayak utilizzati per scopi turistici sono in polietilene o materiali similari, siano essi da fiume, mare o lago.

Per quanto riguarda l’agonismo invece, essendo le gare a tempo si privilegia il fattore leggerezza anziché quello della robustezza: i materiali utilizzati sono, vetroresina, kevlar e carbonio. Anche per le pagaie vale il solito discorso e generalmente sono in carbonio.

I Kayak si differenziano tra di loro nelle forme: i kayak da fiume, idrodinamicamente studiati per ottenere la loro applicazione ottimale nelle acque mosse dei fiumi, privilegiano la stabilità e facilità di manovra. Li possiamo suddividere in tre settori di utilizzo che si differenziano fra di loro per forme e dimensioni: da torrente le cui misure vanno da cm 230 a cm 260, da free style che vanno da cm 180 a cm 215 circa, e “allround” che sono una via di mezzo tra i due precedenti e vanno da cm 215 a cm 240. Per ogni modello le case propongono almeno tre misure che variano in funzione del peso e della statura del kayakista.

Esiste un modello di kayak fluviale per due persone.

I kayak da mare e lago invece, idrodinamicamente sono stati studiati per garantire buona velocità e direzionalità (alcuni modelli sono dotati di timone), strutturalmente sono dotati di gavoni stagni per riporre materiale e cibo in caso di escursioni di più giorni.

Ne esistono modelli per due persone.

I Kayak da fiume possono essere utilizzati anche in lago e mare, mentre non può essere fatto il contrario. In particolare modo sono ottimi per l’utilizzo in mare mosso i kayak da free style con i quali nelle onde si possono attuare molte figure acrobatiche, alcune delle quali tipiche del surf da onda.

Da un punto di vista tecnico occorre precisare che l’applicazione delle tecniche di conduzione del Kayak è diversa tra fiume, lago e mare.

In senso lato si può tranquillamente affermare che un canoista fluviale può fare escursioni in lago e mare, mentre un canoista marino e lacustre difficilmente potrà adattarsi alle acque di un fiume, se non dopo averne appreso le tecniche di conduzione. Un tratto di fiume ci pone in situazioni di continuo mutamento in cui le nostre capacità di adattamento alle situazioni svolgono un grande lavoro. Una volta in possesso di buone cognizioni tecniche e allenamento, si acquisiscono margini di controllo del proprio comportamento in ambiente liquido sorprendente ampi, grazie a queste proprietà di controllo ci troveremo a gestire situazioni che prima pensavamo irrealizzabili.

Il kayak fluviale, sia nella sua pratica turistica che agonistica, non è di per sé né estremo né pericoloso. Quel che è pericoloso, e difficilmente perdona, è l’incoscienza. Andare oltre, come livello di difficoltà, precisione di controllo in situazioni limite, resistenza, ecc., non a tutti è possibile, e non è nemmeno necessario per godersi il bello del pagaiare. Praticato con criterio e in modo intelligente ci farà conoscere luoghi e ci darà soddisfazioni incredibili.

Da un punto di vista prettamente muscolare, la pratica del kayak sviluppa la muscolatura degli arti superiori (braccio, avambraccio, mano) e tronco (addominali, pettorali, spalle) e questo è molto salutare per i dolori di schiena. Contrariamente a quanto si possa pensare, nella conduzione del kayak, anche bacino e arti inferiori sono molto impegnati, questi ultimi prevalentemente in modo isometrico. Lo sport del kayak, sia da un punto di vista agonistico che turistico, stimola l’apparato cardiovascolare, la coordinazione dei movimenti, impegna gran parte dei gruppi muscolari dell’atleta ed è particolarmente formativo poiché per raggiungere dei significativi risultati sportivi devono essere sviluppate particolari doti caratteriali quali: impegno, sacrificio e costanza negli allenamenti. E’ un’ottima attività turistico-ricreativa che porta il praticante a tu per tu con la bellezza della natura e a sfidarne la forza. Negli adulti, se le condizioni fisiche lo consentono la pratica di questo sport non ha particolari età limite di inizio o termine (eccezione fatta per il settore agonistico). I bambini invece, possono iniziare come gioco dai 7/8 anni, privilegiando la componente ludica e senza forzatura di insegnamenti tecnici, mentre dai 12/13 anni in maniera più seria.

La pratica di questa attività presuppone la conoscenza di regole bio-meccaniche alle quali il praticante deve assoggettarsi, affinché la sua tecnica di pagaiata si adatti alle leggi fisiche che regolano l’avanzamento di un’imbarcazione nell’acqua calma e mossa.


 

Un po' di storia

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Il kayak e la canoa nascono dall’esigenza dell’essere umano di soddisfare le proprie necessità quali il cibo, il commercio, la comunicazione attraverso la caccia, il trasporto e la pesca. Da qui un mezzo che gli permettesse di realizzare ciò: il kayak, molto versatile e veloce adattissimo a cacciare tra i ghiacci, e la canoa meno veloce e versatile del kayak, ma sicuramente più adatta al trasporto e alla pesca nei laghi del Nord America.

In Europa si viene a conoscenza di questo particolare tipo di imbarcazione, chiamato Kayak, solamente nel 1745 per opera di alcuni cacciatori russi di ritorno dalla Groenlandia.

La notizia non riscuote molto successo, infatti occorre aspettare circa cento anni, prima di poter vedere nascere il primo kayak. Siamo in Gran Bretagna dove lo scozzese Jhon Mc Gregor il 9 luglio 1865 progetta e costruisce una canoa su modello del kayak eschimese e la battezza con il nome di Rob Roy. Attualmente questo kayak è custodito in un museo londinese. Inizialmente vengono messi in forte risalto gli scopi turistici di questa imbarcazione e nel 1866 lo stesso Mc Gregor fonda il primo canoa club della storia a Londra. Canoa club che diventa 7 anni più tardi, con decreto della regina di Inghilterra il “Royal Canoe Club”.

Da un punto di visto sportivo, però sempre in ambito turistico, si ha notizia della prima regata in data 27 aprile 1867, sul Tamigi sulla distanza di un miglio.

L’evento che porterà il kayak a conoscenza del mondo intero sarà poi in occasione Dell’Esposizione Universale di Parigi, dove Napoleone III incarica Mc Gregor di organizzare una regata sulla Senna Lo stesso Mc Gregor partecipò alla competizione con alcuni compagni inglesi arrivando direttamente dall’Inghilterra attraversando la Manica e risalendo il fiume sui loro kayak.

Nel 1885 a Bonn viene fondato il primo canoa club del continente e nel 1871 sempre un inglese fonda a New York il primo canoa club americano.

Nel 1900 ormai il kayak è conosciuto e praticato in molti paesi Europei ed è proprio di questi anni il primo trattato sulla tecnica di voga ad opera del norvegese Nansen, premio nobel per la scienza.

A questo punto i praticanti cominciano a dividersi tra coloro che preferiscono il lato turistico di scendere fiumi o attraversare laghi e mari e coloro che invece privilegiano il lato agonistico: quelle gare che al tempo erano chiamate regate. E’ nel 1936 che la canoa fa ufficialmente il suo vero debutto agonistico diventando specialità olimpica, nei giochi Olimpici di Berlino del 1936.

A livello Italiano invece, non si hanno notizie ben precise e chiare. Pare che il primo campionato italiano di kayak si sia tenuto nel 1889 proseguendo fino al 1907. Da qui al 1935 non si hanno più notizie di gare o manifestazioni. E’ in questa data che Ferruccio Casorati fonda a Milano il primo Gruppo Milanese della canoa, del quale fa parte anche Amedeo di Savoia duca di Aosta.

La prima federazione di canoa in Italia nasce nel 1936 con il nome di Reale Federazione Italiana di Canottaggio che univa la sezione turismo e la sezione agonismo. Oggi, invece, abbiamo due Federazioni: una che segue la parte turistica di fiume, lago e mare che si chiama Federazione Italiana Canoa Turistica (FICT), e una che segue la parte agonistica e si chiama Federazione Italiana Canoa Kayak (FICK).

Ad un’evoluzione organizzativa ha viaggiato al fianco anche un’evoluzione tecnica del Kayak. Questo particolare natante infatti ha subito nel tempo varie modifiche da parte dell'uomo. Modifiche dovute al fatto che, con il tempo e il progresso, è andato sempre più perdendo le sue caratteristiche di barca da caccia e pesca, per arrivare ad essere una barca da turismo o competizione. Nel primo caso si è cercato di renderla una barca stabile e comoda, di conseguenza più facile da condurre; nel secondo caso, invece, una barca più veloce arrivando a creare, nei kayak da discesa, delle linee molto particolari che premiano la velocità, ma ne penalizzano la stabilità, quindi kayak più difficili da condurre.

Tutte queste modifiche non hanno variato la struttura tipica del kayak, ma hanno agito sulle dimensioni (lunghezza, larghezza e altezza) e sulle linee degli scafi.

Anche i materiali sono stati modificati: si è passati dalle pelli, alla tela, alla vetroresina e poi alla plastica.

Oggi tutti i kayak, ad eccezione di quelli agonistici da slalom e discesa, sono in polietilene o similari. Negli ultimi anni si è avuto un cambiamento radicale negli scafi per quanto riguarda la lunghezza e il fondo (parte inferiore del Kayak), un’evoluzione che ha completamento modificato il modo di andare in canoa creando una generazione di canoisti di elevato livello tecnico. Si è passati da barche lunghe 360cm, alle attuali barche che variano dai 185cm ai 260cm., e dal fondo tondo a quello piatto molto simile ad un surf da onda..

Le barche "corte" di adesso danno vantaggi e svantaggi, ma nel complesso i primi dominano sicuramente i secondi.Le barche corte sono meno veloci, ma al contempo più maneggevoli anche in spazi molto ristretti tipici dei nostri torrenti alpini, e il fondo piatto dona una grande stabilità, che nel vecchio fondo concavo non esisteva.Anche il suo mezzo propulsore, la pagaia ha subito un'evoluzione sia nei materiali, che nelle forme. Si è passati dal legno a materiali tecnici, come il carbonio, la fibra ed il nylon. Si è modificata anche la lunghezza, passando da pagaie di 215cm, a pagaie che vanno da 180cm a 200cm. Per quanto riguarda le pale si è passati da angoli fissi di 90 gradi, ad un range di 30/90 gradi, e in alcuni casi anche inferiore.